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I mostaccioli di frate Francesco/I giorno

I suggerimenti dell'autore prima di iniziare 

Prima di inoltrarti in queste riflessioni fermati un minuto. Occorre entrare nella ‘’dispensa’’, nella stanza più segreta del proprio cuore, chiudere la porta – per un momento – perché non è possibile stare sempre fuori, in questa discoteca a cielo aperto. Occorre in qualche modo congedarsi dal mondo – seppur per breve tempo. Il più grande paradosso è questo: Lui entra se chiudi, non entra se apri. 

C’è un paragone che mi colpisce: occorre chiudere la boccetta perché il profumo non si disperda, per poi aprirlo all’occorrenza. 

Lo troverai se chiuderai per un attimo i tuoi occhi, Lo sentirai se chiuderai le tue orecchie, Lo incontrerai se farai silenzio. In questa società che ‘’si scava’’ la fossa con la propria bocca occorre rientrare in noi stessi per fare esperienza di uno sguardo d’amore e di misericordia – il Suo! ‘’In te ipsum redi, noli foras exire – Rientra in te, non voler uscire fuori’’ (Sant’Agostino).

Nessuno di noi può essere più silenzioso spettatore di questo doloroso vuoto che c'è di Dio nel mondo e nel cuore e che inevitabilmente ci risucchia nel gorgo del nulla!

 

Novena di Natale ... I giorno

Dovremmo non aver paura nel restare a guardare quella culla ancora vuota. Proprio quella culla dovrebbe essere come uno schiaffo. 

Perché la salvezza incomincia quando decido di accettare in me lo schiaffo dell'umiltà di Dio; quando accetto che Lui nasca di nuovo, e torni a camminare nella mia vita. Per noi uomini comuni, timorosi e paurosi, basta scendere in strada e guardarsi attorno per scorgere quanto bisogno ci sia di umanità. 

Uomini ripiegati su se stessi riempiono le strade della nostre città. 

Verrebbe da rimboccarsi le maniche: ma paradossalmente, però, il cristiano non ha bisogno di inventare niente di nuovo, dovrebbe semplicemente tornare alle sue origini, al Vangelo, alla carne di Cristo, in cui è narrata la storia di un Dio che si è fatto uomo, che è morto ed è risorto e che è rimasto ''umano'' fino in fondo. Se non riusciamo a vedere nella nostra carne, la carne del Figlio, non riusciremo a vedere null'altro. Non ci sono parole più facili e comprensibili di quelle del Vangelo e dell'Uomo della Croce. Parole che ad ognuno di noi chiedono coerenza. Chiedono di restare umani; di riscoprire la propria umanità; di abbracciare ed accogliere la propria carne: ferita, nuda, confusa ma redenta dal suo amore! Carne che, se lo vogliamo, diventa la «casa di Dio». 

Come Francesco l’uomo contemporaneo solo se smetterà di rinchiudersi in quel superficiale «non me la sento», eviterà di resistere a quel travolgente desiderio di sconvolgere la propria esistenza, specie se insensata, rimettendola nelle mani di Dio. Frate Francesco aveva davvero visto che solo nell’umanità del Figlio si può entrare in contatto con Dio. E da qui, poi, che sorge quel punto di svolta che ha impresso questa verità nella storia del mondo. Ed è per questo - proprio per questo - che molti si accostano, tramite lui, a Dio, ricercando la divinità nell’umanità. 

#Stayhuman 

 

Per meditare:

«Nel Natale noi incontriamo la tenerezza e l’amore di Dio che si china sui nostri limiti, sulle nostre debolezze, sui nostri peccati e si abbassa fino a noi. San Paolo afferma che Gesù Cristo "pur essendo nella condizione di Dio… svuotò se stesso, assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini" (Fil 2,6-7). Guardiamo alla grotta di Betlemme: Dio si abbassa fino ad essere adagiato in una mangiatoia, che è già preludio dell’abbassamento nell’ora della sua passione. Il culmine della storia di amore tra Dio è l’uomo passa attraverso la mangiatoia di Betlemme e il sepolcro di Gerusalemme».

(Benedetto XVI, Discorso all'Udienza generale, 21 dicembre 2011)