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I mostaccioli di frate Francesco/II giorno

Novena di Natale ... II giorno

 

Ad Assisi, come in altri luoghi la gente gli si affollava attorno perché era un uomo che metteva in crisi; scomodava come pochi. Con coraggio proclamò la verità, scuotendo le coscienze.  Frate Francesco, come l’affascinante Battista, era ''una voce che gridava nel deserto''; una voce che cercava di indicare Qualcuno, di farGli spazio nel chiasso. 

La vita cristiana è un Avvento; un tempo indeterminato in cui far spazio a Qualcuno, perché il vero Avvento non è solo questo tempo che si concluderà tra qualche giorno; il vero Avvento, invece, è quell'andare perennemente incontro a Lui che viene. Il vero Avvento è una strada che se intrapresa non può essere interrotta, ma la si deve percorrere con audacia e fiducia.

Per questo occorre rinunciare alla propria sufficienza, al nostro vivere come raffinati ed eleganti damerini di corte, per riconoscere, così, la necessità di essere ''sconvolti'' dalla Parola; dalla sua Parola. Non posso sottrarmi dal confronto con la Sua Parola, devo sentire un appello forte alla mia coscienza di discepolo. Ho sempre creduto che la distanza tra Dio e l’uomo la si potrebbe misurare soltanto a partire dai sentimenti. 

Perché, se ci crediamo, Egli non è poi così diverso da noi. 

Facciamo fatica a capire che la vita cristiana è una risposta a Dio, è l’esperienza di una liberazione interiore dal tiranno che ci domina: il nostro rancore e il nostro orgoglio. 

Francesco lo aveva capito! L'egoismo inietta soltanto tanto male in noi. Lui ha fatto esperienza di questo Dio così umano; si è lasciato amare, si è lasciato cercare, aspettare, correre incontro, risanare; si è lasciato abitare da Lui. 

E, ancor più difficile, si è lasciato vincere dal suo amore. 

Silvano dell’Athos diceva: «Il figlio chiede perdono per il proprio peccato; lo schiavo cerca scuse». Amare Dio è lasciarsi raggiungere da questa sua umana umanità!

#Stayhuman

 

Per meditare:

«Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe si è rivelato, ha mostrato il suo volto e ha preso dimora nella nostra carne, in Gesù, figlio di Maria - vero Dio e vero uomo - che incontreremo nella Grotta di Betlemme. Tornare lì, in quel luogo umile e angusto, non è un semplice itinerario ideale: è il cammino che siamo chiamati a percorrere sperimentando nell’oggi la vicinanza di Dio e la sua azione che rinnova e sostiene la nostra esistenza».

(Benedetto XVI, Omelia agli universitari romani, 16 di­cembre 2010)