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I mostaccioli di frate Francesco/III giorno

Novena di Nalate ... III giorno 

 

Non servono parole davanti al mistero dell’Incarnazione - serve adorare. Serve silenzio! Solo questo! 

Attraverso il silenzio, questo mistero raggiunge le profondità della nostra umanità ferita che finalmente, sanata e guarita da questo amore, diventa come il grembo di Maria, come una Tenda posseduta dalla presenza Dio! 

Ed è proprio in quella carne che si nasconde la Presenza di Dio in modo reale e tangibile. «E’ tra noi!» - scrive Giovanni! 

Il Figlio fatto carne fa suo il dolore del mondo e, in definitiva, fa suoi tutti i «perché» dell'umanità che, sulla Croce, risuonano nel suo grido di abbandono al Padre. Nella sua carne sono perdonate e reintegrate le nostre vite. Le nostre storie. Nel Verbo fatto carne non c’è nessuno al mondo che possa sentirsi escluso o emarginato. Da quando Egli ha raccolto tutto della nostra umanità, non esiste più nulla del nostro essere uomini che sia radicalmente lontano da Lui. Per questo siamo destinati a partecipare alla sua stessa vita.

Ogni volta che ci avvicineremo a questo mistero, gustandolo e meditandolo sentiremo il bisogno di dire, con la stessa lingua di Gesù: "Abbà, Papà". 

Che poi è proprio questa l'invocazione più bella per sentire, e sperimentare, questa autentica vicinanza di Dio. 

Ognuno di noi è un uomo ferito: ciascuno porta impresse ferite più o meno profonde, cicatrici che non scompaiono mai. Ferite che alle volte ci infliggiamo da soli, seguendo strade che sappiamo essere sbagliate in partenza. Davanti a queste ferite credo che Francesco ci insegni questo: che non basta entrare ''nello spessore della Croce'' scoprendo il mistero della persona di Cristo; occorre, anche - paradossalmente - lasciare che questo mistero, questo spessore, entri (concretamente) nel mistero particolare della nostra vita. 

La segni. La redima. La salvi.

#Stayhuman

 

Per meditare:

«Scomparendo, la visione gli lasciò nel cuore un ardore mirabile e segni altrettanto meravigliosi lasciò impressi nella sua carne. Subito, infatti, nelle sue mani e nei suoi piedi,

incominciarono ad apparire segni di chiodi, come quelli che poco prima aveva osservato nell’immagine dell’uomo crocifisso. Le mani e i piedi, proprio al centro, si vedevano confitte ai chiodi; le capocchie dei chiodi sporgevano nella parte interna delle mani e nella parte superiore dei piedi, mentre le punte sporgevano dalla parte opposta. Le capocchie

nelle mani e nei piedi erano rotonde e nere; le punte,  invece, erano allungate, piegate all’indietro e come ribattute, ed uscivano dalla carne stessa, sporgendo sul resto della carne. Il fianco destro era come trapassato da una lancia e coperto da una cicatrice rossa, che spesso emanava sacro sangue, imbevendo la tonaca e le mutande» 

(Dalla leggenda Maggiore di san Bonaventura da Bagnoregio; FF1225-1226).