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I mostaccioli di frate Francesco/VI giorno

Novena di Natale ... VI giorno

 

Siamo sempre localizzabili ovunque, perennemente «connessi», eppure quel «venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» mi convince che pur vivendo ''accelerati'', nel logorio permanente, che ci porta a distruggerci giorno dopo giorno esiste un riposo che si può trovare solo nel cuore di Dio, nella sua umanità. 

Nel Volto umano e umanizzante dell'Uomo-Dio.

Dio si è sporcato le mani con la nostra vita. Dio è venuto nella storia perché non evadessimo troppo in cielo, ma amassimo questa terra. Dio è carne, nel senso che senza carne Dio rimane senza volto. Dio ha bisogno della carne, della vita di Gesù; del volto, delle, dei piedi degli uomini per esprimersi, farsi vedere e agire. Allora, ama tutto ciò che è umano. Senza la carne non vi è salvezza. In-carnazione vuol dire che Dio è qui. Cioè: o lo trovi nel corpo, nel volto, nelle mani, negli occhi, nella sessualità, nella natura, nella debolezza e nella forza, nella storia, nella vita o non lo troverai in realtà da nessuna parte. Perché Dio non si conosce. Dio si ri-conosce. Lo puoi vedere in tutto o in niente. Dipende dai tuoi occhi.

Siamo cercatori di felicità, appassionati e mai sazi. Questa inquietudine ci accomuna tutti, anche quando nel groviglio della vita e delle nostre ferite si è formato un nodo.

Il cuore si acquieta e appaga solo quando l'amante e l'Amato si incontrano, si parlano, diventano una cosa sola.

Le pagine del Vangelo raccontano di occhi e di cuori che hanno saputo riconoscere la Verità. Ed è proprio in queste pagine che Dio si nasconde nella storia ed è in quelle stesse pagine che Lui e l'uomo si rincorrono, perché proprio in questa storia lo si incontra faccia a faccia, per smetterla di essere quelli di prima, e divenire uomini nuovi.

#Stayhuman

 

 

Per meditare:

«Il Vangelo per farsi credere ha bisogno di un anticipo di corpo, di un capitale di incarnazione, di vite segnate, incise, marchiate, impresse dalla Parola. Ha bisogno di testimoni, di martiri. Non perché siano loro a rendere credibile il Vangelo, ma perché ognuno di noi possiede per contro il terribile potere di togliere credibilità all’annuncia con la sua contro testimonianza. Dobbiamo lasciare che la Parola diventi corpo e muova le nostre mani, i nostri occhi, i nostri gesti»

(Ermes Ronchi, Le case di Maria. Polifonia dell'esistenza e degli affetti, pag. 23).