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I mostaccioli di frate Francesco/IX giorno

Novena di Natale ... IX giorno

 

Mi tornano alla mente le parole di Dietrich Bonhoeffer, scritte nel carcere di Tegel, prima di venire impiccato dai nazisti: “Non ci interessa una vita che non faccia fiorire l’umano. Un divino cui non corrisponda il rigoglio dell’umano, non merita che ad esso ci dedichiamo”.

Dovremmo smetterla di vivere come se fossimo perennemente nella sala d'attesa di una stazione ferroviaria, dove non c'è altro da fare che attendere passivamente e scrutare ansiosamente il tabellone degli orari e i binari ancora vuoti in una giornata di scioperi. Ci illudiamo di poter conquistare Dio con la forza delle nostre braccia o di poterlo sedurre con la bellezza e l'eleganza delle nostre parole! Egli, però, gira intorno a ad ognuno di noi, aspettando che gli venga aperta una breccia nel cuore perché vi irrompa con tutto il dinamismo del suo amore. Lascia che Dio scavi un solco nel tuo cuore, perché solo così possa, poi, sgorgare, nel più profondo di te, quel fuoco che infiammasse altri cuori. Non aver paura di lasciare che la tua vita e le tue sicurezze possano farti prigioniero, restando in gabbia, ma fatti tu stesso missione. Annuncio. 

Fa, che il Vangelo ti tolga il sonno, ti faccia alzare da tavola e ti trasformi in Parola che converte e scalda il cuore. 

Così come lo è stato per Francesco!

E ora se Lo hai incontrato parlane.

Raccontalo ai tuoi amici, ai tuoi figli; raccontalo a chi ti è accanto: racconta loro chi è nato e come è andata quando i cieli si aprirono e nel Verbo di Dio ha iniziato a scorrere la vita!

 

 

Davanti al Verbo fatto carne…

Accettare la propria umanità. Accoglierla. Abbracciarla. 

Senza aver paura. Smettendola di relegarla in un angolo. 

Accettare la propria umanità, accettare di essere pienamente uomini è il punto decisivo. Se così non fosse continueremmo a vivere in un mondo narcisista, malato di protagonismo. Eternamente bambino.

Ognuno di noi davanti al presepe dovrebbe imparare ad essere un homo viator così com’è stato definito l’uomo nel secolo scorso dal filosofo francese, Gabriel Marcel. 

Perennemente alla ricerca di qualcosa, di Qualcuno che dia senso alla nostra vita. Vaghiamo senza una meta, verso una città che forse non esiste, visto che non mai riusciamo a trovarla. Come eterni Peter Pan, incapaci di crescere, eterni bambini. Devoti, ma smemorati, attaccati alle nostre cose, ma impediti nel far crescere la nostra fede. Dimentichi che la Parola s’incarna sempre nella realtà concreta. 

Vorrei, concludendo, consegnare ad ognuno di voi due parole: ''compunzione e gaudio''. 

Dopo aver camminato insieme verso il Natale, accompagnati da Frate Francesco, credo siano questi i due poli attraverso i quali inoltrarsi. 

Lui, d'altronde, lo aveva ben compreso: occorre incamminarsi senza paura sul sentiero della conversione, la quale è e rimane sempre parte integrante della ricerca di Dio. Una conversione quotidiana che proprio per questo non conosce battute d'arresto. Ci impedisce di fermarci, ma ci sospinge continuamente in avanti, finché non giungerà quel giorno in cui lo vedremo ''faccia a faccia''.

Dio è qui! Proprio adesso intreccia il suo respiro con il Tuo. Egli non cerca schiavi ossequienti, ma figli che siano liberi.

Buon Natale!