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Il Papa ai farmacisti: l’aborto è omicidio, bisogna stare vicini alle donne

Parlando ai farmacisti ospedalieri Francesco ha ricordato che «non è lecito diventarne complici» e che l'obiezione di coscienza è necessaria. È il suo terzo intervento sul tema in un mese e mezzo

L’aborto è «un omicidio e non è lecito diventarne complici». Per questo serve «l’obiezione di coscienza, che non è infedeltà, ma al contrario fedeltà alla vostra professione, se validamente motivata», ma è anche vero che «il nostro dovere è la vicinanza» alle donne «perché non si arrivi a pensare alla soluzione abortiva, perché in realtà non è la soluzione»: anzi, è una ferita che ha un «prezzo, tanto duro». Il Papa è tornato a parlare di interruzione di gravidanza ricevendo in udienza la Società italiana di farmacia ospedaliera. In un discorso che ha affrontato anche il valore di una professione sanitaria meno visibile di altre (e per questo Francesco ha ricordato la bellezza della «santità della porta accanto», di chi lavora con amore, senza «la gratificazione dell’apparire») e la responsabilità di destinare le risorse secondo riferimenti etici di giustizia sociale («i criteri gestionali e finanziari non sono l’unico elemento da prendere in considerazione. La cultura dello scarto non deve intaccare la vostra professione»), il Papa ha dedicato la parte centrale della riflessione all’aborto con argomenti chiari ma anche con un ragionamento articolato. Che merita di essere letto per esteso.

«Sul piano individuale – ha detto infatti Francesco – il farmacista, ciascuno di voi, adopera sostanze medicinali che possono trasformarsi in veleni. Qui si tratta di esercitare una costante vigilanza, perché il fine sia sempre la vita del paziente nella sua integralità. Voi siete sempre al servizio della vita umana. E questo può comportare in certi casi l’obiezione di coscienza, che non è infedeltà, ma al contrario fedeltà alla vostra professione, se validamente motivata. Oggi c’è un po’ la moda di pensare che forse sarebbe una buona strada togliere l’obiezione di coscienza. Ma guarda che questa è l’intimità etica di ogni professionista della salute e questo non va negoziato mai, è proprio la responsabilità ultima dei professionisti della salute. Ed è anche denuncia delle ingiustizie compiute ai danni della vita innocente e indifesa». Al Papa certo non sfugge la portata delle sue parole: «È un tema molto delicato, che richiede nello stesso tempo grande competenza e grande rettitudine. In particolare, sull’aborto ho avuto occasione di tornare anche recentemente. Sapete che su questo sono molto chiaro: si tratta di un omicidio e non è lecito diventarne complici. Detto questo, il nostro dovere è la vicinanza, il dovere positivo nostro: stare vicino alle situazioni, specialmente alle donne, perché non si arrivi a pensare alla soluzione abortiva, perché in realtà non è la soluzione». E ha confidato la sua esperienza personale di confessore: «Poi la vita dopo dieci, venti, trent’anni ti passa il conto. E bisogna stare in un confessionale per capire il prezzo, tanto duro, di questo».

fonte: https://www.avvenire.it/