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Rubrica - Vita Nostra

Fra Federico, la Spagna e il progetto San Lorenzo da Brindisi

“Vogliamo tentare un nuovo cammino, costituendo fraternità interculturali, che alla luce del vangelo e delle nostre Costituzioni vivano la preghiera, la vita fraterna e la missione in modo autentico e coerente. La risorsa dell’interculturalità sarà la testimonianza, che fratelli provenienti da diverse culture, se guardano a Cristo presente tra loro, possono vivere, donarsi e lavorare insieme. Ci sostiene la consapevolezza che il carisma di Francesco d’Assisi, vissuto e testimoniato ha ancora tanto da dire e comunicare agli uomini e alle donne del nostro tempo.”

In queste poche parole dell’allora ministro generale, fra Mauro Jöhri, tratte da “Fraternità per l’Europa: Riflessioni e indicazioni dopo l’incontro di Fatima” del 28 gennaio 2015, in risposta all’incontro dei ministri e custodi dell’Europa, tenutosi a Fatima dal 1 al 5 dicembre 2014, si scorge una sintesi dei motivi ispiratori del progetto S. Lorenzo da Brindisi.

Il progetto nacque, quasi per caso, da alcune suggestioni, fiorite attorno alla fraternità di Palestrina e alla figura di fra Giacomo Bini, ex ministro generale dei frati minori, che ne fu il promotore; dall’interrogativo che l’ordine e in particolare le circoscrizioni cappuccine del nord Europa si ponevano sul nostro futuro all’interno di un contesto sociale e culturale sempre più secolarizzato e multietnico, a fronte di un nostro drastico calo numerico; e dall’iniziativa della provincia francese con la costituzione della fraternità di Clermont-Ferrand, che quasi da subito divenne una fraternità internazionale con l’aiuto dei frati delle province di Genova e Venezia.

Dopodiché la costituzione di una Commissione per la creazione di altre fraternità internazionali, diede concretamente avvio al “Progetto Europa” con la nascita di altri centri, che attualmente si trovano a Spello e alle Celle di Cortona in Italia, a Lourdes in Francia, ad Anversa in Belgio e a Leon in Spagna.  

L’attuale ministro generale, fra Roberto Genuin, ha riconfermato l’impegno dell’ordine nel portare avanti tale progetto, ma ne ha chiesto il cambiamento del nome, affinché non venisse inteso come un’iniziativa riservata solo all’Europa, ma come un progetto estendibile ad ogni circoscrizione dell’ordine. Per questo motivo si è passati dall’appellativo “Progetto Europa”, a quello di “Progetto San Lorenzo da Brindisi”.

Anche la nostra provincia contribuisce a questo progetto nella figura di fra Federico Albini.

Fra Federico Albini, figlio di emigrati gelesi, nasce a Ginevra il 05 giugno del 1965. Essendo la sua famiglia rientrata in Sicilia nel 1971, fra Federico vive e si forma a Gela fino al 1985, anno in cui approda a Modica, allora casa di accoglienza per i postulanti. Finito il postulato, fra Federico entra in noviziato il 07 ottobre del 1986, per poi emettere la professione temporanea il 10 ottobre dell’anno successivo e quella perpetua il 12 settembre del 1991. Conclusa la formazione iniziale, si trova a vivere e ad operare presso le fraternità di Caltagirone e Mazzarino, dove ricoprirà il ruolo di economo, vicario e guardiano, mentre a livello provinciale ricoprirà quello di consigliere, di animatore araldini, di assistente provinciale Gi.Fra. e di animatore della pastorale giovanile e vocazionale. Successivamente dal 2007 al 2017 l’ordine gli affida il compito di responsabile del servizio della salute presso il nostro collegio internazionale S. Lorenzo da Brindisi e alla fine del suo mandato accoglie la richiesta di entrare a far parte della fraternità internazionale di Leon, di cui adesso è vicario, aderendo così al progetto San Lorenzo da Brindisi.

Nell’ultimo incontro dei ministri provinciali e custodi d’Europa, tenutosi a Czestochowa dall’11 al 16 ottobre 2021, fra Federico è stato persino chiamato a dare la sua testimonianza relativamente a tale progetto.  Perciò abbiamo chiesto a fra Federico, che ormai vive ed opera a Leon da quattro anni, di renderci partecipi della sua esperienza.

Da quanto ci ha riferito fra Federico, certamente l’apprendimento di una nuova lingua e il vivere in un contesto culturale diverso da quello natio hanno comportato alcuni disagi, tuttavia la fraternità di Leon gli ha offerto non solo la possibilità di vivere più intensamente il nostro carisma cappuccino, ma anche quella di incontrare uomini e donne di ogni cultura, lingua e spiritualità.

Infatti, la fraternità di Leon si trova sul Cammino francese di Santiago de Compostela, percorso ogni anno da migliaia di pellegrini in cammino verso il famoso santuario di S. Giacomo. Lì i nostri frati non solo si dedicano all’incontro e al dialogo con i pellegrini, offrendo a quanti lo richiedessero la possibilità di accostarsi al sacramento dell’Eucaristia e della Riconciliazione, ma anche fornendo loro alloggio e quanto necessario per affrontare il loro pellegrinaggio.

La fraternità, sempre a dire di fra Federico, non è solamente impegnata sul fronte dell’accoglienza dei pellegrini, ma anche a livello locale con l’aiuto ai poveri. Si pensi che i nostri frati assistono settimanalmente circa cento famiglie, donando loro cibo e materiale per l’igiene personale.

Inoltre, la nostra chiesa di Leon è un punto di riferimento spirituale per la gente della città e dei paesi vicini e da poco tempo, su richiesta del vescovo, la nostra fraternità ha anche il compito di animare a livello diocesano il dialogo ecumenico e interreligioso.

Infine, la fraternità di Leon è impegnata sul fronte della formazione dei giovani con la direzione di una scuola professionale e all’interno della scuola lo stesso fra Federico si mette a disposizione dei giovani per ascoltarli, qualora lo richiedessero, e anima la loro vita spirituale con attività e incontri periodici.

Insomma, l’esperienza di fra Federico è un’esperienza non solo intensa ma anche profetica, tanto da diventare un esempio encomiabile di servizio all’ordine, alla Chiesa e ai popoli europei. Lo ringraziamo dunque per il suo servizio, lo affidiamo al Signore e al nostro serafico padre, sperando che questa sua esperienza possa sempre più essere condivisa da più frati del nostro ordine.